Ucraina, accordo su esportazione grano prolungato di 4 mesi

Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha fatto sapere che l’accordo tra Russia e Ucraina per permettere al grano ucraino di essere esportato all’estero è stato prorogato per altri quattro mesi. L’accordo, che prevede l’intermediazione di ONU e Turchia per far sì che le navi cargo ucraine attraversino il Mar Nero in sicurezza, sarebbe scaduto sabato 19 novembre.

A fine ottobre la Russia aveva bloccato l’accordo, ufficialmente perché non sarebbe più stata in grado di garantire la sicurezza delle navi.

Bene la proroga dell’accordo sulle esportazioni agroalimentari via mare dell’Ucraina per 120 giorni, è una buona notizia per la stabilità dei mercati. Ora è importante che l’attenzione della comunità internazionale sia rivolta alla crisi dei fertilizzanti, in relazione ai prezzi e alla disponibilità che pesano sulle prospettive di breve e lungo periodo”. Lo afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commentando l’annuncio dell’estensione dell’intesa tra la Federazione Russa e l’Ucraina, con la mediazione del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

I mercati internazionali già da qualche giorno puntavano decisamente sul rinnovo dell’accordo – segnala Confagricoltura – Sul mercato europeo Euronext, ieri i prezzi del grano si sono attestati a 317 euro a tonnellata, scendendo sui livelli di settembre. Analogo andamento per il mais che è tornato sulle quotazioni di agosto (306 euro a tonnellata).

“Incassata la proroga dell’intesa, pesa sulle prospettive della sicurezza alimentare globale la crisi dei fertilizzanti. I prezzi – afferma Giansanti – hanno raggiunto livelli senza precedenti (150% in più nell’Unione europea in un anno) e le industrie hanno ridotto la produzione a causa delle eccessive quotazioni del gas”.

Secondo un rapporto redatto dalla Fao e dall’Organizzazione mondiale del commercio per la recente riunione del G20 in Indonesia, la crisi proseguirà anche nel 2023. Dall’adeguato apporto di fertilizzanti dipendono la quantità e la qualità dei prossimi raccolti.

Coldiretti sottolinea che la proroga dell’accordo sul grano significa per l’Italia il via libera all’arrivo dall’Ucraina di quasi 1,2 miliardi di chili all’anno di grano tenero e olio di girasole e mais indispensabile per l’alimentazione degli animali negli allevamenti. L’accordo è importante soprattutto per la forniture di mais alle stalle italiane in una situazione in cui i costi di produzione sono cresciuti del 57% secondo il Crea mettendo in ginocchio gli allevatori nazionali. L’Ucraina infatti con una quota di poco superiore al 13% per un totale di 785 milioni di chili è – continua la Coldiretti – il secondo fornitore di mais dell’Italia che è costretta ad importare circa la metà del proprio fabbisogno per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle. L’Ucraina – continua la Coldiretti – garantisce invece appena il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili) mentre sono pari a ben 260 milioni di chili gli arrivi annuali di olio di girasole, secondo l’analisi su dati Istat relativi al commercio estero 2021.

Lo sblocco al passaggio delle navi cariche di cereali sul Mar Nero è importante anche per combattere il rischio carestia in ben quei 53 Paesi dove secondo l’Onu, la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione. Un rischio anche per la stabilità politica proprio mentre – sostiene la Coldiretti – si moltiplicano le tensioni sociali ed i flussi migratori, anche verso l’Italia dopo che grazie all’accordo dieci milioni di tonnellate di cereali sono state spedite attraverso il Corridoio nel mondo.

“L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per garantire in futuro la sovranità alimentare del Paese. Occorre lavorare da subito per l’obiettivo della sovranità alimentare  anche con accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali ma – conclude Prandini – serve anche investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti.

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