La Commissione europea apre la strada a una maggiore produzione di cereali

 

 

Per reagire alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, nelle aree di interesse ecologico (EFA) potranno essere coltivati anche i cereali e non solo le colture azotofissatrici (soia, erba medica, leguminose foraggere), come inizialmente proposto dalla Commissione europea. Sarà quindi possibile, fa sapere Confagricoltura aumentare i raccolti di mais, uno dei prodotti più colpiti dalla crisi in atto. Secondo i dati della Commissione, oltre la metà del mais importato dagli Stati membri arriva dall’Ucraina.

“Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue possono essere recuperati in Italia alla coltivazione 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione necessari per ridurre la dipendenza dall’estero”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente le dichiarazioni del Commissario europeo Janusz Wojciechowski sulla deroga agli obblighi Pac sui terreni a riposo.

Le esportazioni agroalimentari ucraine sono ammontate lo scorso anno a 27 miliardi di dollari. L’export di mais, in particolare, ha inciso per il 13% sul totale degli scambi internazionali, quello del grano per il 9%. Per gli olii vegetali si sale quasi al 50%.

“In aggiunta alla massima flessibilità per la crescita delle produzioni, abbiamo chiesto un intervento finalizzato a compensare l’aumento senza precedenti dei costi di produzione delle imprese agricole – evidenzia il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – Finora la Commissione ha proposto di fare ricorso alla riserva di crisi, che è alimentata dalle trattenute sugli aiuti diretti della PAC, con la possibilità di un cofinanziamento nazionale fino al 200%. Non sono previste risorse aggiuntive della UE”.

“Appare invece insufficiente l’annunciato impiego della riserva di crisi da 500 milioni della Pac, più il cofinanziamento di misure di emergenza extra da 1 miliardo poiché si tratta in realtà di appena 50 milioni di euro destinati all’Italia che sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti costretti ad affrontare aumenti insostenibili di energia, mangimi, concimi”

“E’ un importante passo avanti nella direzione da noi auspicata –  sottolinea il presidente di Confagricoltura, – Nel corso degli incontri che ho avuto a Bruxelles in questi giorni ho sottolineato l’esigenza di utilizzare in via straordinaria tutto il potenziale produttivo dell’agricoltura europea, per garantire le forniture all’interno e contribuire ad evitare una crisi alimentare a livello globale, in considerazione dell’inevitabile contrazione dei raccolti in Ucraina. Occorre anche mobilitare maggiori fondi nel bilancio dell’Unione in misura proporzionata alla gravità della crisi e alla necessità di garantire ai cittadini europei la sicurezza alimentare. Il nostro vivissimo auspicio è che il conflitto si concluda il più presto possibile, ma le conseguenze sui mercati agricoli si estenderanno fino al prossimo anno”.

Per Prandini “appare invece insufficiente l’annunciato impiego della riserva di crisi da 500 milioni della Pac, più il cofinanziamento di misure di emergenza extra da 1 miliardo poiché si tratta in realtà di appena 50 milioni di euro destinati all’Italia che sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti costretti ad affrontare aumenti insostenibili di energia, mangimi, concimi”.

Le misure da assumere a seguito dell’invasione dell’Ucraina saranno discusse dai ministri dell’agricoltura della UE lunedì prossimo, 21 marzo.

Alle Istituzioni UE il presidente di Confagricoltura ha anche sollecitato un’iniziativa comune per assicurare agli agricoltori la copertura del fabbisogno di sementi e fertilizzanti, scongiurando il rischio del blocco delle forniture, oltre a un monitoraggio europeo delle scorte dei prodotti primari dell’agricoltura.

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