Indici Crefis di redditività dei suini

 

In aprile, il calo di prezzo subìto dai suini da macello e l’aumento delle quotazioni delle materie prime utilizzate per la loro alimentazione, in particolare della soia, hanno portato ad una diminuzione della reddittività degli allevatori italiani di suini, scesa del -6,4% rispetto al mese precedente. L’attuale livello risulta, inoltre, inferiore del -16,9% rispetto a quello dello scorso anno.

Nell’ultimo mese, l’ulteriore aumento dei prezzi dei suini da macello statunitensi (dovuto all’export soprattutto verso la Cina), cresciuti del +12,2% su base mensile, ha consentito di contrastare il rialzo delle quotazioni delle materie prime uti- lizzate per la loro alimentazione, con il risultato di un nuovo incremento della reddittività degli allevatori statunitensi: +12,1% rispetto a marzo e +89,3% nei confronti dello scorso anno.

In marzo (ultimo mese disponibile) la reddittività degli allevatori europei è salita del +9,8% rispetto a febbraio; tale valore resta comunque inferiore del – 39,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questo andamento deriva dall’aumento dei prezzi dei suini da ma- cello, che ha consentito di contenere i maggiori costi di mais e soia. Dal mese di gennaio 2021 l’indice Crefis di redditività degli allevatori europei è stato ricalcolato utilizzando i prezzi del mais forniti dalle dashboard mensili della Commissione, dato che la precedente fonte non risulta aggiornata.

 In aprile, la redditività della macellazione è continuata a crescere grazie al calo di prezzo degli animali da macello, che ha bilanciato il parziale decremento delle quotazioni dei lombi. Le variazioni sono state del +1,6% su base congiunturale, mentre si è registrato un dato negativo su base tendenziale (-6,7%). Nell’ultimo mese è tornata a crescere la redditività degli stagionatori di prosciutti Dop, mentre è diminuita quella dei prosciutti destinati al circuito non tutelato.

Sebbene tale andamento risulti in prima battuta positivo, in realtà gli aumenti congiunturali fatti registrare dai pro- duttori di prosciutti Dop (+15,1% per i leggeri e +17,8% per i pesanti) non sono dovuti ad un incremento delle quotazioni dei prosciutti di Parma, che si mantengo- no invariate e quindi su livelli bassi, ma piuttosto ad un calo di prezzo subìto dalle cosce fresche Dop di 12 mesi fa, a causa dalla crisi pandemica che aveva colpito fortemente i consumi e, di conseguenza, le vendite di tali prodotti. Positive le va- riazioni tendenziali, pari al +12,8% nel caso del prosciutto leggero e al +1,4% per quello pesante.

Allo stesso modo, il calo di reddittività avvenuto per gli stagionatori di prosciutti destinati a produzioni non tipiche (-7,9% per i leggeri e -8,2% per i pesanti in termini congiunturali) è dovuto all’au- mento di prezzo fatto registrare dalle relative cosce fresche ad inizio stagiona- tura, mentre, anche in questo caso, le quotazioni dei prosciutti stagionati sono rimaste stabili. Positivo il confronto tendenziale: +7,6% e +17,9% rispettivamente per le due tipologie di peso.

 L’andamento mensile visto in precedenza ha portato ad un ribaltamento del differenziale di redditività tra le produzioni DOP e quelle non tipiche; infatti, per la prima volta da ottobre 2020, risulta maggiore la reddittività di chi produce prosciutti destinati al circuito DOP, ri- spetto a chi produce per il circuito non tutelato (+13,3% per i prosciutti leggeri e +14,2% per i pesanti).

 

 

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