Un piano strategico per la coltivazione del tabacco

“Diventa sempre più urgente la definizione di un piano strategico per il settore tabacchicolo nazionale. Quanto resta del settore in Italia non può essere messo ulteriormente in discussione per l’assenza di scelte politiche e provvedimenti normativi e di incertezze di mercato”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti intervenendo al webinar sul futuro della filiera del tabacco. L’incontro è stato promosso da Confagricoltura, Cia Agricoltori e Unitab.

“Assicurare contratti pluriennali con le grandi manifatture del tabacco per permettere agli agricoltori investimenti sul lungo periodo e ridare valore a un comparto che ha posizionato l’Italia nella top ten mondiale come primo produttore comunitario, grazie a un importante processo di ricerca e innovazione”. Questo l’appello di Cia-Agricoltori Italiani

Giansanti ha indicato le priorità: politica nazionale per il comparto, con una grande attenzione ai cambiamenti necessari, in termini di innovazione e sostenibilità; impegni concreti e pluriennali delle major a continuare ad investire in Italia; migliore gestione di tutta la filiera proiettata nel lungo periodo.

Altro aspetto su cui intervenire, per il presidente di Confagricoltura, è quello legato alla fiscalità del settore. Va semplificato l’attuale impianto normativo, rimuovendo tecnicismi complessi, programmando gli eventuali incrementi fiscali, per evitare brusche variazioni della domanda, e contestualmente garantire gettito per lo Stato ed equità fiscale.

Secondo Cia, il settore tabacchicolo è in grave crisi e dopo un felice periodo di sviluppo, che ha portato a impiegare 40mila lavoratori, registra negli ultimissimi anni una perdita del 92% delle aziende agricole produttrici e un calo produttivo complessivo del 50%.

Cia chiede, dunque, al Governo di sostenere la produzione di tabacco italiano per continuare a permettere gli investimenti necessari a un prodotto di alta qualità, nel rispetto delle più severe regole in campo ambientale e sociale. Il tabacco Made in Italy è coltivato, infatti, seguendo rigide norme nell’uso di concimi e diserbanti chimici e offre garanzia di alta sostenibilità. In Italia, seppur tra mille difficoltà, la produzione del tabacco ha creato un indotto importante anche per tutte le attività legate alla logistica, meccanica e ai servizi finanziari, con ricadute sociali positive anche sul versante dell’occupazionale, grazie all’impiego di manodopera migrante perfettamente integrata e sindacalizzata.

La coltivazione del tabacco consente di tutelare circa cinquantamila posti di lavoro lungo la filiera in un momento di difficoltà economica ed occupazionale determinata dall’emergenza Covid. E’ quanto afferma il vicepresidente della Coldiretti Gennaro Masiello. Il sistema tabacchicolo, sottolinea la Coldiretti, sta vivendo infatti difficoltà determinate dalle limitazioni dovuti ai contagi da Covid-19 con la minor disponibilità di manodopera e l’incremento dei costi di produzione e organizzativi cui spesso il mercato non garantisce un’adeguata remunerazione. In questi ultimi mesi sono cresciuti i costi di produzione e le avversità metereologiche si sono tradotte in un’ulteriore perdita sul fronte delle produzioni.  Un pericolo per un settore in cui dal 2000 ad oggi la produzione nazionale di foglie di tabacco, spiega Coldiretti,  si è ridotta del 59%, con la scomparsa di quasi 71 milioni di chili di prodotto.
Confagricoltura ha posto in evidenza come, nel giro di appena sei anni, il numero dei produttori delle due principali varietà sia diminuito del 43% (-35% per il Burley, -24% per il Bright), passando complessivamente da 2.269 a 1.327 imprese. Solo una parte delle superfici dismesse sono state recuperate da agricoltori che hanno continuato a coltivare, ampliando le proprie superfici. Ciò ha portato ad una riduzione complessiva delle produzioni consegnate delle due varietà del 29%. La produzione totale di Bright e Burley è passata da 50.200 tonnellate del 2014 a 36.100 stimata per il 2020.

 

 

 

 

 

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