Peste suina, l’impegno della Regione Piemonte

 

La Giunta regionale ha approvato le misure proposte dall’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, rispetto all’attivazione di un fondo di 2 milioni di euro affinché gli allevatori possano ricevere i primi indennizzi, visto che devono far fronte alle prescrizioni delle Asl per  tutelarsi dalla Peste Suina Africana, e alla necessità di depopolamento, a livello regionale, con nuovi piani di contenimento dei cinghiali.

“Il recepimento, da parte della Giunta, delle proposte dell’assessore Icardi è un passo molto importante per le nostre imprese che, in attesa dell’erogazione delle risorse stanziate dal Decreto Sostegni, possono avere un primo sostegno, visto l’impatto economico che questa situazione sta già generando sul territorio – hanno affermato il Presidente e il Direttore Coldiretti Alessandria Mauro e Roberto Bianco -. Come è urgente arrivare ad abbattere, a livello regionale, circa 50 mila cinghiali, mettendo in atto azioni di contenimento minimizzando, però, quelle attività che prevedono lo spostamento degli animali. Ora serve procedere al più presto per rendere operative queste misure”.

“Esprimiamo apprezzamento per la delibera approvata venerdì 4 febbraio dalla giunta regionale su proposta dell’assessore alla Sanità Luigi Icardi, che detta nuove disposizioni in materia di gestione dell’emergenza peste suina africana”. 
Così il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia, che nei giorni scorsi aveva sollecitato la Regione ad adottare misure urgenti su due fronti: da un lato l’abbattimento dei suini detenuti negli allevamenti convenzionali della zona infetta, creando il vuoto sanitario e ristorando le imprese di allevamento che stanno sostenendo costi ingenti, senza avere la possibilità di commercializzare le loro produzioni in modo profittevole; dall’altro la pronta attuazione di un piano di abbattimento dei cinghiali per riportare il numero dei selvatici a una condizione accettabile. 
”La programmazione delle macellazioni dei suini negli allevamenti convenzionali e il divieto di ripopolamento per sei mesi – dichiara Enrico Allasia – va nella direzione da noi auspicata, così come la riduzione della densità del cinghiale da attuare nelle aree esterne alla zona infetta e zona di sorveglianza”.
Con le decisioni assunte si è imboccata la direzione giusta, secondo Confagricoltura, per affrontare in modo concreto e pragmatico l’emergenza. “Siamo certi che la Regione darà seguito tempestivamente agli impegni che si è responsabilmente assunta – conclude Allasia – intervenendo nei confronti del governo per far sì che i ristori giungano in fretta alle imprese e auspichiamo, se possibile, l’anticipo degli aiuti agli allevatori che dovranno programmare la macellazione degli 8000 suini presenti nella zona infetta”.

“L’urgenza e la necessità di procedere a un drastico depopolamento del cinghiale (come da recente comunicazione regionale) non è stata né preannunciata, né tantomeno concordata con le organizzazioni degli agricoltori, che evidenziavano inascoltati questa esigenza ormai da tempo, e si scontra con le misure adottate, che prevedono soltanto il posizionamento di gabbie e recinti per catturare i selvatici che, allo stato attuale, vista la situazione emergenziale, rappresentano uno strumento del tutto inutile”, questo il commento del presidente di Asti Agricoltura Gabriele Baldi.
La priorità è rappresentata da tutti gli allevamenti di suini presenti nelle zone infette per cui la Confagricoltura di Asti chiede, con tutte le precauzioni sanitarie del caso, la macellazione dei capi nei casi previsti, a cui devono seguire immediati e concreti ristori nei confronti delle aziende stesse.
In base ai calcoli elaborati dai tecnici di Confagricoltura, accudire e alimentare un suino adulto costa 98 centesimi al giorno, solo per quanto riguarda mangime e manodopera, escludendo quindi ammortamenti, energia e altre spese. “Purtroppo sono risorse completamente sprecate – afferma il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle – considerando che il valore di questi animali è fortemente deprezzato a causa del proliferarsi della malattia che ha di fatto sbarrato le porte di entrata a tutti i circuiti per la produzione di denominazioni di origine protetta. La soluzione razionale è abbattere questi animali al più presto se necessario, risarcendo le imprese per il grande danno subito”.
“A questo punto chiediamo che il presidente della Regione si faccia carico in prima persona dell’emergenza – chiedono a gran voce Gabriele Baldi e Mariagrazia Baravalle, presidente e direttore della Confagricoltura di Asti – e coordinandosi con gli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura adotti un piano efficace con tre azioni fondamentali: 1) macellazione dei capi suini nelle zone infette se necessario; 2) ristoro dei danni ad aziende danneggiate; 3) contenimento con abbattimento selettivo dei cinghiali sull’intero territorio regionale adottando una strategia comune con le regioni confinanti”.

 

 

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