Peste suina, dopo 11 anni finisce il divieto di esportazione per i produttori sardi

Stop all’embargo delle carni suine dalla Sardegna. Il via libera, storico, è arrivato dalla Commissione europea, dove il comitato tecnico rappresentato dagli Stati membri ha deciso all’unanimità a favore della proposta della Commissione europea per la revisione delle restrizioni imposte all’isola per il contrasto alla diffusione della peste suina africana in vigore dal 2011. “Una svolta arrivata dopo 11 anni, e dopo una serie, che sembrava interminabile, di limitazioni e penalizzazioni per un comparto rilevante dell’economia sarda- commenta il presidente della Regione, Christian Solinas– la fine dell’embargo con la cancellazione del divieto assoluto di movimentazione dei capi e dei prodotti suinicoli dalla nostra regione, rappresenta una svolta fondamentale per il comparto zootecnico sardo, nonché il raggiungimento di un traguardo che l’isola inseguiva da tempo”.

Il Presidente di ASSICA – Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, Ruggero Lenti dichiara di accogliere “con estrema soddisfazione che la Commissione europea abbia ufficialmente riconosciuto che le misure adottate nel corso degli ultimi anni hanno portato a un forte miglioramento della situazione della PSA nell’isola. Questo aspetto è tanto più importante se calato nella situazione epidemiologica nazionale ed europea.  Mi auguro che i buoni risultati ottenuti in Sardegna siano replicabili quanto prima anche nell’Italia continentale ed invito le nostre Autorità sanitarie ma soprattutto politiche a proferire il massimo sforzo per raggiungere l’obiettivo di una completa eradicazione della PSA sul nostro territorio.  Il Commissario straordinario alla PSA deve essere messo in condizioni di operare con la massima tempestività ed efficacia; diversamente, le conseguenze saranno disastrose: dall’inizio del 2022 il settore sta subendo un danno da mancate esportazioni di almeno 20 milioni di euro al mese e le trattative per la riapertura dei mercati dei Paesi terzi sulla base del principio della regionalizzazione sono particolarmente difficili.”

La Coldiretti esprime soddisfazione : il vero porceddu può finalmente tornare sulle tavole nazionali ed europee con il via libera ai suini sardi che dopo oltre 11 anni potranno essere esportati fuori dai confini regionali. Tali limitazioni riguardavano anche la macellazione di suini allevati in Sardegna e la lavorazione delle relative carni, nonchè la spedizione delle medesime e dei prodotti dalle stesse ottenuti, verso il restante territorio comunitario. Uno stop duqnue anche per il ”“porcheddu” o “porceddu”, spesso italianizzato con il termine “porcetto”, che è un classico della cucina pastorale sarda e si ottiene dalla cottura lenta e allo spiedo su graticole di un maialino da latte di 4 o 5 chili di peso o di venti giorni, aromatizzato con mirto o rosmarino dopo la cottura.

 Era dall’11 novembre del 2011 infatti che – ricorda la Coldiretti – la Sardegna non poteva esportare suini (vivi o macellati) fuori dai propri confini con la peste suina comparsa per la prima volta nell’Isola nel ormai lontano 1978 nel sud Sardegna, giunta presumibilmente dalla Penisola Iberica attraverso scarti alimentari arrivati nel porto di Cagliari o all’aeroporto militare di Decimomannu e diffusasi poi nelle zone interne dell’isola con le transumanze.

“Quanto ottenuto fino ad oggi in Sardegna – ha continuato il Presidente di ASSICA – deriva anche e soprattutto dall’imprescindibile ruolo di coordinamento e vigilanza del Ministero della Salute in questi ultimi anni. Ricordiamo ancora la disastrosa situazione venutasi a determinare in Sardegna a seguito dell’esplosione di focolai nel biennio 2012‐2013, salvo poi constatare, con estrema soddisfazione, che proprio da quel momento è partita la scelta di fare della battaglia contro la PSA una priorità. Partendo dall’analisi degli errori del passato è stato costruito un piano d’intervento che avesse un approccio innovativo, con l’aiuto dei maggiori esperti sul campo”.

“Con la decisione arrivata nelle ultime ore a Bruxelles, dopo oltre 40 anni per la Sardegna finisce l’embargo sull’esportazione di carni, causato dell’epidemia di peste suina africana. Nella rideterminazione dei territori sottoposti in precedenza a restrizioni, la maggior parte della Sardegna si colloca fuori dalla fascia di rischio. Soltanto su alcune aree rimangono le restrizioni, ma in questi casi la movimentazione e la commercializzazione dei prodotti sarà regolamentata da linee guida in fase di elaborazione da parte del Ministero della Salute, di concerto con la Regione Sardegna.
Si tratta di un momento storico per gli allevatori sardi e per tutti gli imprenditori della filiera, che meritano finalmente di ripartire, pienamente e in sicurezza, nelle loro attività economiche. 
Questa vicenda è da sempre una priorità che abbiamo attenzionato anche dall’opposizione, considerandola una piaga per l’economia sarda. Oggi arrivano risultati positivi. Il nostro impegno sarà quello di restare al fianco degli allevatori di tutto il territorio sardo, con un lavoro paziente, condiviso e partecipato”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.

Lenti ha poi concluso: “Ritengo – ed i fatti lo stanno dimostrando – che la nascita e la conferma dell’Unità di Progetto (UdP) per l’eradicazione della PSA in Sardegna abbia rappresentato senza dubbio il passaggio principale che ha determinato un cambio di rotta rispetto al passato. L’UdP è stata la vera novità sul piano organizzativo, che ha permesso per la prima volta uno stretto collegamento tra tutti i soggetti istituzionali, e non solo, coinvolti nella lotta al virus. Un coordinamento che ha reso possibile attivare un lavoro di squadra mai visto prima sul piano legislativo e quindi operativo nelle diverse azioni intraprese per debellare la malattia. Per questo voglio ringraziare la Giunta Pigliaru per aver intrapreso questo percorso virtuoso e l’attuale Giunta Solinas per aver portato a termine il lavoro raggiungendo un risultato storico.”

“Il superamento del blocco alla commercializzazione fuori dalla Sardegna di carni suine, suoi derivati e animali vivi, decretato dall’Unione europea su circa l’80% del territorio regionale, è un passo importantissimo che ci libera da restrizioni terribili imposte alla nostra Isola dal 2011 a causa della presenza della Peste suina africana, giunta dalla penisola iberica nel lontano 1978. Vinta una battaglia determinante, ora bisogna vincere la guerra e liberare tutti i territori, soprattutto quelli dell’interno tra Barbagia e Ogliastra dichiarati ancora zona rossa, che più di tutti hanno pagato in termini di restrizioni, disagio sociale, perdita economica e spopolamento”. Lo dice il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele, dopo essersi confrontato con rappresentanti dell’Organizzazione e allevatori di suini.

La Sardegna oggi si presenta – secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati della Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica – con 164mila capi e 12.900 aziende ed è la terza Regione per numero di allevamenti mentre scende al settimo posto per numero di capi.

Condividi