Nuovo Governo: la filiera carni suine e salumi è pronta a dare il suo contributo per il rilancio del paese

Nell’esprimere le più sentite congratulazioni al nuovo governo in carica, desidero porgere al primo ministro Giorgia Meloni e a tutta la compagine di governo un sincero augurio di buon lavoro. Saranno settimane decisive per tanti dossier e cruciali per la tenuta del Paese.

Per questo sarà fondamentale il confronto e il coinvolgimento con le parti sociali sui temi di messa in sicurezza e rilancio dei settori strategici della nostra nazione.

La filiera carni suine e salumi, all’interno del settore agroalimentare, è pronta a svolgere il proprio ruolo fino in fondo e per questo offriamo al neoministro dell’Agricoltura e ai suoi colleghi di governo una prima nota di temi chiave che sono di interesse cruciale per le oltre 200 aziende e 29.000 addetti del comparto carni suine e salumi, fiore all’occhiello del Made in Italy e capace di sviluppare 1,8 miliardi di euro all’export e oltre 8 miliardi complessivi di volume d’affari.

 

Priorità della filiera carni suine e salumi

 

  • Sicurezza Energetica: nello scenario attuale in cui l’energia sta diventando un bene a difficile accesso, le aziende della catena agroalimentare non possono correre il rischio di subire distacchi, razionamenti o vedersi costrette a spegnere, anche solo temporaneamente i macchinari che consentono la produzione e la conservabilità del cibo. I settori come il nostro, che lavorano cibi altamente deperibili devono poter lavorare con la garanzia della continuità delle forniture, sapendo di essere esclusi da razionamenti o distacchi programmati, pena la perdita di considerevoli quantità di preziosi alimenti con danni economici e sociali incalcolabili. Per questo è opportuno che le aziende della nostra filiera siano dichiaratamente riconosciute come strategiche nei piani energetici nazionali.
  • Lotta alla PSA: continuare a contenere l’emergenza veterinaria ed eradicare la malattia dal suolo continentale. Scongiurare che il problema tocchi il bacino produttivo base delle DOP e riaprire i canali di export nei Paesi Terzi.
  • Meat Sounding: una battaglia culturale. Un nome che identifica tradizionalmente un prodotto di carne o un salume non può essere usato per un ricostituito a base vegetale. Basta “filetto di seitan” o “bistecca di quinoa” o ancora “bresaola vegana”. I nomi associati alla carne sono associati anche ad un metodo produttivo ad alta intensità di lavoro: il loro uso corretto è rispetto per le capacità e competenze di una filiera intera.
  • Zootecnia nazionale e sostenibilità: l’impegno più oneroso è promuovere in Europa il valore di sostenibilità delle nostre produzioni, spesso meglio posizionate rispetto agli altri Stati UE, ma cionondimeno ugualmente penalizzate dall’approccio preconcetto di questa Commissione europea che vorrebbe ridurre il consumo di carne e limitarne l’allevamento per legge. Non accettiamo nessuna discriminazione a priori in quanto non esistono settori sostenibili o non sostenibili di per sé. Sono i metodi di produzione che possono essere più o meno sostenibili. Assistiamo a continui ostracismi – immotivati e senza solide basi scientifiche – su più fronti da parte della burocrazia di Bruxelles che non manca occasione, solo per fare un esempio, di complicare l’attuazione dei programmi di promozione del food europeo laddove siano presenti carni o prodotti a base di carne.
  • Rilanciamo l’export: con circa 20 milioni di euro persi ogni mese da gennaio 2022 per mancato export verso oriente a causa della PSA sul territorio continentale, è importante contribuire alla ripartenza dell’export di carni suine e salumi. Per esportare, le aziende della salumeria devono spesso investire in strutture e stabilimenti dedicati per soddisfare i requisiti di abilitazione dei Paesi Terzi, spesso più stringenti delle norme UE. Sostenere tali investimenti è una leva dall’efficacia esponenziale per imprimere slancio all’export di salumi nazionali.
  • Nutrinform/Nutriscore – la grande battaglia europea del food si gioca anche sull’etichettatura nutrizionale fronte confezione. L’Europa sta valutando un modello armonizzato e pare si stia orientando su Nutriscore. Dobbiamo consolidare azioni nazionali e alleanze internazionali europee perché Nutrinform sia un’alternativa concreta e a cui la Commissione europea non possa rifiutarsi di guardare.
  • Pratiche sleali: l’implementazione e l’attuazione della direttiva richiede ancora una parte di lavoro e sforzo per definire in maniera univoca, chiara e trasparente i perimetri del comportamento lecito tra le parti dei contratti di compravendita nell’agrifood. Si può ipotizzare la costituzione di un tavolo permanente tra gli attori della filiera agrifood con funzioni di osservatorio e coordinato presso ICQRF. Altrettanto utile potrebbe essere l’emanazione di indicazioni puntuali operative e applicative, magari previa consultazione e ascolto degli operatori per cogliere appieno le loro esigenze.
  • Ripristino dei dialoghi di filiera, ampliandone il concetto a tutti i portatori di interessi coinvolti anche collateralmente. Tavoli di filiera allargati a cominciare da quella suinicola, la più esposta oltre che alla crisi anche alla PSA, coinvolgendo tutti gli attori in senso “esteso” dunque mangimisti, distributori, horeca, logistica.
  • Sburocratizzare: attuare forme di snellimento burocratico per l’accesso alle risorse disponibili come aiuto agli investimenti privati, prevedendo automatismi e verifiche digitali di quanto già depositato per obbligo documentale. Favorirebbe la partecipazione e lo sviluppo di quel tessuto imprenditoriale fatto di medie aziende con poco personale, prevalentemente impegnato nella delicata fase di produzione del cibo e che poco tempo ha per dedicarsi alla predisposizione di progetti e raccolta documenti.
  • DOP e IGP pioniere dello sviluppo: le produzioni DOP e IGP rappresentano un’importante chiave per lo sviluppo del settore in Italia e all’estero. I Consorzi che ne raggruppano i produttori sono un riferimento fondamentale per la crescita delle produzioni che rappresentano e per la tutela sul mercato delle stesse. L’esperienza italiana è sempre stata all’avanguardia in questo ambito, specie nel settore dei salumi. É ora di costruire un nuovo slancio per i Consorzi, favorendo l’ammodernamento della loro disciplina e delle funzioni loro riconosciute dalla normativa comunitaria, ampliandone l’ambito di azione e contribuendo a un loro ruolo più centrale nella tutela legale e commerciale delle produzioni.

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ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, è l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito della Confindustria, rappresenta le imprese di macellazione e trasformazione delle carni suine. Nel quadro delle proprie finalità istituzionali, l’attività di ASSICA copre diversi ambiti, tra cui la definizione di una politica economica settoriale, l’informazione e il servizio di assistenza ai 180 associati in campo economico/commerciale, sanitario, tecnico normativo, legale e sindacale. Competenza, attitudine collaborativa e affidabilità professionale sono garantite da collaboratori specializzati e supportate dalla partecipazione a diverse organizzazioni associative, sia a livello nazionale che comunitario. Infatti, sin dalla sua costituzione, nel 1946, ASSICA si è sempre contraddistinta per il forte spirito associativo come testimonia la sua qualità di socio di Confindustria, a cui ha voluto aderire sin dalla nascita, di Federalimentare, Federazione italiana delle Industrie Alimentari, di cui è socio fondatore, del Clitravi, Federazione europea che raggruppa le Associazioni nazionali delle industrie di trasformazione della carne, che ha contribuito a fondare nel 1957.

 

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