Regno Unito nel caos per il blocco delle merci dall’Europa

C’è preoccupazione e confusione nel Regno Unito dopo la decisione dei maggiori Paesi europei di chiudere a voli e trasporti da e per il Paese anglosassone a causa della scoperta della nuova variante Covid.

In particolare si teme il blocco imposto dalla Francia che, oltre a vietare i viaggi in aereo, ha interrotto per 48 ore anche il trasporto merci tra le due sponde della Manica, sia via mare che via treno. Ora si tratta la messa a punto di un piano tra la Francia ed il Regno Unito per sbloccare la situazione con l’obiettivo di risolvere il traffico di veicoli che devono attraversare la Manica. E mettere fine allo stallo che ha trasformato la contea del Kent in un immenso parcheggio, con migliaia di tir in coda sulle strade. Lo stop dei mezzi rischia di lasciare senza merci i supermercati in vista del Natale. 40 Nazioni hanno già interrotto i voli verso la Gran Bretagna. Nei giorni scorsi, a causa degli scenari che si possono concretizzare con l’introduzione della Brexit dal primo gennaio, si erano formate code fino a 30 chilometri di mezzi pesanti.

La metà di tutte le merci scambiate tra il Regno Unito e l’UE, così come il 90% del traffico dei camion, attraversa la rotta da Dover a Calais. Ciò equivale a 10.000 camion al giorno. Si tratta di uno stop pesante che nel Regno Unito ha alimentato i timori per una mancanza di forniture di cibo e merci durante il Natale. Un blocco che impensierisce i britannici soprattutto perché arrivato all’improvviso e senza immediate contromisure e che dunque ha generato ulteriore caos in un momento già difficile in cui il Paese è sottoposto a estesi blocchi per l’emergenza covid.

Circa 1/3 della frutta e verdura consumata dagli inglesi viene da Paesi dell’Unione Europea che hanno adottato misure restrittive con il blocco dei trasporti via terra, dei traghetti e dei voli. Nel Regno Unito si producono – spiega Coldiretti – appena l’11% della frutta e il 42% della verdura consumate annualmente dagli inglesi che sono costretti a una pesante dipendenza dall’estero che sale addirittura al 100% nel caso delle arance, all’80% per i pomodori e al 69% delle mele.

Le difficoltà dei trasporti oltre a provocare ritardi mettono a rischio i prodotti deperibili come la frutta e verdura con preoccupazioni per molti Paesi europei a partire dall’Italia dalla quale la Gran Bretagna ne ha importate secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat per 258 milioni di euro nel 2019, un valore rimasto pressochè stabile quest’anno nonostante le tensioni della Brexit. Per la frutta, in cima alla classifica dei prodotti Made in Italy più venduti ci sono mele, kiwi e uva da tavola.

Le difficoltà dei trasporti colpiscono in realtà l’intero Made in Italy agroalimentare con un valore delle esportazioni Oltremanica di oltre 9,3 milioni di euro al giorno in Gran Bretagna che è al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti.

Le esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna complessivamente sono in leggero aumento anche nel 2020 nonostante le difficoltà generate dalla pandemia per la tendenza ad accumulare scorte ed evitare, sottolinea la Coldiretti, l’arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali per effetto della Brexit. Se complessivamente le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto nel 2019 il valore di oltre 3,4 miliardi di euro dopo il vino, che complessivamente ha fatturato sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro, spinto dal Prosecco Dop, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti ci sono, continua la Coldiretti, i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio d’oliva. Importante – conclude la Coldiretti – anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore attorno ai 85 milioni di euro.

 

 

 

 

 

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