Riforma Pac, la Commissione UE boccia il piano strategico italiano

Con un documento contenente 244 rilievi tra inviti a correggere, modificare e completare, la Commissione europea ha rinviato all’Italia la bozza di Piano strategico che il Mipaaf aveva spedito a Bruxelles alla fine dell’anno scorso.

Apprezzate le scelte sulla gestione del rischio e gli impegni per ridurre la dipendenza dalle importazioni per quanto riguarda talune produzioni, quali le colture proteiche; nel complesso però il documento non è stato ritenuto accettabile e ora ci sarà tempo fino al 30 giugno per fornire risposta ai rilievi presentati.

L’Unione europea contesta in particolare la mancanza di target quantificati per gli indicatori di risultato, che rende impossibile la valutazione dell’adeguatezza e del livello di ambizione di ogni obiettivo specifico. La Commissione in primis invita l’Italia a “rivedere la propria strategia per garantire una distribuzione più equa e mirata dei pagamenti diretti”, in quanto le scelte di convergenza interna e redistribuzione “sono limitate al minimo richiesto, mentre non vengono applicati capping e riduzione dei pagamenti diretti”.

Hanno fatto discutere anche le considerazioni sugli obiettivi ambientali. L’Europa giudica il piano proposto dall’Italia non sufficiente a contribuire in modo efficace a questo obiettivo generale, in particolare per quanto riguarda l’acqua, l’aria, i nutrienti e la biodiversità nei terreni agricoli e nelle foreste, nonché la riduzione delle emissioni. La Commissione poi, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina, ha invitato il nostro Paese a compiere ulteriori passi per ridurre l’uso degli input, stimolando al loro posto l’agricoltura di precisione, l’efficienza energetica e il passaggio dalla concimazione minerale a quella organica.

L’Italia è anche stata invitata a “migliorare sostanzialmente la digitalizzazione delle zone rurali”, puntando a “completare la copertura della banda larga ad alta velocità, fin nelle zone scarsamente popolate”.

Il governo italiano dovrà ora predisporre le modifiche al piano nel senso richiesto. A questo riguardo occorre rilevare che non sono passati neanche quattro mesi dalla presentazione del documento a Bruxelles, ma la situazione internazionale, a causa del conflitto in Ucraina, è completamente stravolta. Sono saltati i canali commerciali e le linee di approvvigionamento delle materie prime devono essere necessariamente riviste: per questo è indispensabile promuovere un confronto, a livello nazionale ed europeo, per valutare se non sia utile posticipare di almeno un anno l’entrata in vigore della nuova politica agricola comunitaria, rivedendo le prospettive alla luce della mutata situazione.

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