Politiche agricole

L’Unione europea, nei fatti, non esiste più

La crisi in corso, generata dalla più grave pandemia che il mondo ricordi dagli inizi del XX secolo, mette alla prova l’Unione europea in modo inaspettato. Il mondo intero ne uscirà stravolto e ogni comunità politica dovrà dimostrare di avere le risorse morali e materiali per ripartire. Sappiamo che la sfida colpirà direttamente il cuore delle nostre democrazie e l’idea stessa di costruire una nuova solidarietà globale. Nessuno Stato da solo in Europa riuscirà a vincere questa sfida. Ciascuno dovrà fare la propria parte, ma è solo uniti che potremo salvare la nostra civiltà. Purtroppo non è così. L’epidemia globale di coronvirus sta mettendo ancora più in risalto le sue debolezze, portando gli stati membri sull’orlo di una rottura con pochi precedenti. Prima Christine Lagarde che ha detto che l’obiettivo della Banca centrale europea “non è ridurre gli spread, ci sono altri strumenti e altri attori che devono farlo” ed ha fatto crollare le borse, ora Ursuala Von Der Leyen, presidente della Commissione europea che in un’intervista all’agenzia di stampa tedesca Dpa ha dichiarato che “ci sono limiti legali molto chiari, non c’è il progetto” afferma che “nella crisi del coronavirus la Commissione europea non pianifica l’emissione di bond propri sui debiti”. E aggiunge: “La parola è uno slogan, dietro c’è una questione di garanzie”.

Questo purtroppo significa che l’Unione europea, nei fatti, non esiste più. Von der Leyen ha poi sottolineato come non sia esclusa nessuna opzione all’interno dei limiti definiti dai trattati. Ma è solo una risposta alle critiche che gli sono piovute addosso. D’altronde il presidente è tedesca ed è discepola di colei, Angela Merkel, che negli ultimi 15 anni ha fatto di tutto per distruggere l’Unione europea in nome di una ipotetica supremazia tedesca.

Gli egoismi nazionali restano dominanti; anche se la crisi si abbatte con forza su tutti i Paesi, e dovrebbe pertanto spingere verso la ricerca di risposte comuni, le vecchie contrapposizioni, in particolare tra il blocco dei Paesi del Nord e quello dei Paesi del Sud, rimangono profonde, perché vince l’egoismo.
La  recente riunione del Consiglio europeo culminata con la “non-decisione in merito al tema cruciale del supporto finanziario agli Stati, dopo aver suscitato alcune reazioni contrariate anche forti, come quella espressa dal presidente del Consiglio italiano di demandare all’Eurogruppo l’elaborazione di una proposta, ha fornito l’ennesimo esempio in tal senso.
Neanche in questo caso molti governi sono riusciti a staccarsi dall’ottica miope dei propri interessi a brevissimo termine; e questo nonostante le altre istituzioni europee abbiano ormai capito l’esigenza di una reazione comune e coesa.
“Non voglio un’Europa egoista e divisa” dice il presidente francese, Emmanuel Macron, in un’intervista riportata dall’agenzia AFP in cui sottolinea che “la Francia è al fianco dell’Italia”. “Non supereremo questa crisi – dice Macron – senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e finanziario”. “L’Ue, la zona euro, si riducono a un’istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale?”.

 

 

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