L’Indonesia blocca l’export di olio di palma

L’Indonesia ha deciso di bloccare le esportazioni di olio di palma a partire da giovedì 28 aprile, per frenare la forte crescita dei prezzi al consumo sul mercato interno che sta innescando tensioni sociali. Dall’inizio di quest’anno le quotazioni sono salite in media del 40 per cento innescando tensioni sociali sul mercato interno e una serie di nuovi rincari su tutti i mercati.

“Niente panico – afferma Pietro Paganini, Fondatore e Presidente di Competere -l’emotività favorisce la speculazione e quindi l’aumento sconsiderato dei prezzi e politiche populiste che poi si riveleranno dei boomerang per consumatori e produttori italiani. Il blocco dell’export imposto dall’Indonesia riguarda solo l’olio da cucina, mentre l’olio crudo e tutte le altre tipologie continueranno ad essere esportate e i loro flussi saranno pienamente garantiti”.

La filiera dell’olio di palma ha un vantaggio rispetto agli oli alternativi: è resiliente e sostenibile. I Paesi produttori che esportano verso l’Europa sono tanti lungo la fascia equatoriale che va dal Sud Est asiatico al Centro America, passando per l’Africa. L’Indonesia è il principale produttore con circa 70 M/T che continuerà ad esportare. L’olio da cucina è una piccola frazione che non influenzerà le forniture. In Europa possiamo stare tranquilli anche se le problematiche che stiamo sperimentando con l’olio di girasole (conflitto ucraino), l’olio di colza e soia (problemi ambientali) dovrebbero farci riflettere sull’inutilità del boicottaggio che la filiera dell’olio di palma ha subito per ragioni ideologiche e commerciali. Senza olio di palma il mondo avrebbe seri problemi energetici e di alimentazione.

Le crisi che stiamo vivendo, la pandemia e la guerra russo-ucraina, dovrebbero incoraggiarci a osservare questa e altre vicende con maggiore razionalità e propositività, per aprire quindi un dialogo con i Paesi produttori ed evitare strozzature sulle catene di materie prime fondamentali, cosa che gioverebbe soprattutto all’Agrifood italiano, già pesantemente condizionato dal conflitto in Ucraina.

“In questo scenario, l’olio di palma certificato sostenibile, oltre il 95% delle importazioni di olio di palma in Italia, rappresenta un elemento essenziale per garantire che il cibo continui ad arrivare sulle nostre tavole. Dobbiamo perciò evitare speculazioni irresponsabili che esporrebbero il nostro intero sistema alimentare a problematiche ancor più gravi e complesse di ciò che già sta affrontando” – conclude Pietro Paganini.

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