Indici Crefis di redditività dei suini

In giugno, la reddittività degli allevatori italiani di suini è tornata a crescere rispetto al mese precedente, con una variazione del +7,9% rispetto a maggio. In questo caso l’aumento di prezzo dei suini da macello pesanti e la contemporanea diminuzione delle materie prime utilizzate per la loro alimentazione (in particola- re della soia), hanno consentito un au- mento della reddittività degli allevatori. L’attuale valore risulta, inoltre, più alto del +8,1% rispetto allo scorso anno.

L’ulteriore crescita dei prezzi dei suini da macello statunitensi (+7,0% su base mensile), unito al calo dei prezzi delle materie prime utilizzate per la loro alimentazione, ha portato ad un nuovo incremento della reddittività degli allevatori statunitensi cresciuta del +3,2% rispetto a maggio. Nettamente positivo il confronto tendenziale (+157,0%), dovuto al fatto che nel periodo aprile-agosto 2020 si era verificato un crollo delle quotazioni dei suini che erano scese sotto il livello di 1 euro/kg, trascinando di conseguenza verso il basso la reddittività degli allevatori.

In maggio (ultimo mese disponibile) la reddittività degli allevatori europei è diminuita del -2,8% rispetto al mese precedente e del -31,1% se confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno. Sugli allevatori europei, pesa il costo di mais e soia che in maggio avevano subito un forte rialzo. Dal mese di gennaio 2021 l’indice Crefis di redditività degli allevatori europei è stato ricalcolato utilizzando i prezzi del mais forniti dalle dashboard mensili della Commissione, dato che la precedente fonte non risulta aggiornata. • In giugno, la redditività della macellazioneulteriormente diminuita, con un calo del -5,3% in termini congiunturali del -22,0% in termini tendenziali. L’aumento di prezzo degli animali da macello non ha consentito di sfruttare appieno la crescita dei prezzi delle cosce fresche e dei lombi.

Nell’ultimo mese è continuata a crescere la redditività degli stagionatori di prosciutti DOP, mentre è ulteriormente di- minuita, seppur in misura minore rispetto ai mesi precedenti, quella dei prosciutti destinati al circuito non tutelato.

Come nel mese precedente, tale andamento è dovuto da un lato dai bassi livelli di prezzo fatti registrare dalle cosce fresche dodici mesi fa, ma va segnalato che le quotazioni dei prosciutti DOP sono ulteriormente cresciute, raggiungendo i valori più alti da febbraio 2019. Le variazioni rispetto al mese precedente sono state del +9,1% per il prosciutto leggero e del +2,9% per quello pesante. Positive anche le variazioni tendenziali: +36,3% e +16,5% rispettivamente per le due tipologie di peso.

Data l’ulteriore stabilità dei prezzi dei prosciutti stagionati, il calo di reddittività avvenuto per gli stagionatori di prosciutti destinati a produzioni non tipiche (-0,3% sia per i leggeri che per i pesanti in termini congiunturali) è da imputarsi all’aumento di prezzo fatto registrare dalle relative cosce fresche ad inizio stagionatura. Resta positivo il confronto tendenziale: +13,0% e +20,2% rispettivamente per le due tipologie di peso.

Il differenziale di redditività tra le produzioni DOP e quelle non tipiche, si è ulteriormente ampliato a favore delle DOP: +37,7% per i prosciutti leggeri e +31,6% per i pesanti.

 

 

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