Il ghiaccio che salva le mele

In tempi di Covid -19 noi restiamo diligentemente a casa! … Ma in alcuni luoghi peraltro paradisiaci, come la Val Venosta, ci sono deroghe a questi divieti.

Qui sono i melicoltori, che possono o meglio devono necessariamente andare al lavoro. Il nemico che devono contrastare si chiama gelo, insidioso e pericolosissimo per i frutteti perché compromette i raccolti e non ammette distrazioni. La lotta si combatte non solo di giorno, ma anche nelle ore notturne: la priorità è salvare i delicati fiori di melo dalle gelate primaverili. Vediamo come.

A prima vista sembra un paradosso. Quando di notte i contadini accendono l’irrigazione a pioggia nei meleti e l’acqua si congela, sotto allo strato di ghiaccio viene rilasciata energia che viene a sua volta trasmessa ai fiori sotto forma di calore… È con questa tecnica che si combattono i danni derivanti dal gelo, con l’auspicio di un buon raccolto. Di notte i delicati fiori di melo sono messi al sicuro nel loro scrigno di ghiaccio e di giorno scintillano alla luce del sole. Uno scenario magico. Impossibile immaginare qualcosa di più bello.

Per i contadini venostani la primavera è il momento della verità e si gioca tutto sulla protezione dei boccioli e dei fiori perché le gelate notturne primaverili sono particolarmente insidiose. Già con temperature intorno agli 0°C si possono verificare gravi danni alla qualità delle mele o far sì che i fiori gelino completamente. Ogni fiore congelato significa una mela in meno.

Nel Paradiso delle Mele anche le tecniche antigelive si possono tradurre in notti magiche… In Val Venosta, per proteggere fiori e germogli non è possibile fare affidamento solo sul metodo dell’irrigazione perché i meleti che si trovano in posizione collinare, non hanno accesso alle riserve idriche necessarie per l’irrigazione antigelo. Ecco che, le “candele antigelo” sono l’unica alternativa possibile nei frutteti quando le temperature sono siderali. Il calore delle centinaia di piccole fiammelle fanno aumentare la temperatura dell’area quanto basta per proteggere i giovani fiori e i germogli. Possono bruciare fino a otto ore e illuminano le gelide notti primaverili delle vallate con il loro tremolio e bagliore. Uno scenario davvero incredibile…

L’irrigazione antigelo è il metodo di protezione più sostenibile. Non produce emissioni e i melicoltori sono attenti a gestire con particolare parsimonia le risorse idriche che provengono da laghi artificiali e da pozzi profondi. L’acqua piovana e quella derivante dal disgelo dei laghi artificiali viene deviata verso valle e destinata all’irrigazione dei terreni. Una volta che il terreno è saturo, l’acqua ritorna nella falda e il ciclo della natura si chiude. In modo virtuoso.

I contadini non sono chiaroveggenti e non sempre si può fare affidamento sulle previsioni meteorologiche. C’è un servizio di allarme antigelo che i melicoltori organizzano di propria iniziativa con monitoraggi constanti per tutta la notte dei valori della stazione di misurazione di una determinata zona a rischio gelo. Se si raggiunge una temperatura critica, i contadini “di guardia” inviano un allarme tramite SMS a tutti i vicini.

Ci sono anche sistemi di preallarme che attivano automaticamente l’irrigazione antigelo. In passato, quando queste opzioni non esistevano, le sirene dei vigili del fuoco si attivavano spesso nel cuore della notte. Per i contadini significava andare nei campi e accendere l’irrigazione antigelo. Nonostante tutte le tecnologie moderne, i servizi di allarme antigelo non sono infallibili e l’attuale situazione coronavirus rende il loro utilizzo ancora più difficile e complicato.

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