I più importanti produttori vinicoli del mondo si sono incontrati a Mura Mura per parlare di climate change

 

Mura Mura, nuova azienda vitivinicola del Monferrato che si presenta come luogo di cultura e di bellezza, ha ospitato venerdì 5 novembre il convegno internazionale “Climate Change and Fine Wines”.

L’incontro ha rappresentato una sorta di battesimo per l’azienda agricola: come affermato da Guido Martinetti, che insieme a Federico Grom ne è il fondatore, “Questo è il primo evento del Convivio, che vuole proporre Mura Mura come luogo di incontro di persone eccellenti in arti e mestieri, che si arricchiscono reciprocamente mettendo a disposizione esperienza e cultura. Mura Mura ha un obiettivo semplice: produrre vini straordinari, in un luogo magico e bellissimo. E un luogo diventa magico quando la presenza di persone straordinarie, che si contaminano a vicenda, lo rende tale. Al bello, invece, pensa la natura”.

Tra le “persone straordinarie” che hanno preso parte al convegno vi è Aubert De Villaine, co-proprietario del Domaine de la Romanée-Conti, insieme ad altri tra i più noti produttori vinicoli in rappresentanza di varie parti d’Italia (Langhe, Sicilia, Toscana, Trentino) e del mondo (Austria, Bordeaux, Borgogna, Champagne, Rodano, Sonoma Valley negli USA e Spagna).

L’incontro, la cui partecipazione era esclusivamente su invito, è stato un’importante occasione per discutere dell’impatto del climate change sulla viticoltura e per riflettere sulle misure agronomiche e sugli strumenti gestionali migliori già adottati, e ancora da adottare, al fine di tutelare la produzione futura, garantendo un alto livello qualitativo.

Il convegno si è aperto con gli interventi di José Vouillamoz dell’Académie Internationale du Vin e di Carlo Petrini di Slow Food, i quali hanno messo in luce l’evidenza delle conseguenze del surriscaldamento globale nonché le opzioni a disposizione dei viticoltori per difendere il suolo e tutelare la biodiversità attraverso azioni sostenibili dove – come affermato da Petrini – con sostenibilità si intende “tutto ciò che facciamo nella vita e nel lavoro, che deve avere come obiettivo una maggiore durabilità nel tempo”.

Una volta passata la parola ai produttori, sono stati due i temi principalmente discussi: l’eterogeneità dell’impatto e delleconseguenze del climate change nelle aree del mondo da cui essi provengono e la diversità di soluzioni che stanno adottando e che prevedono di adottare per tutelare la produzione in futuro.

Dagli interventi dei produttori è, quindi, emerso un punto fondamentale: il surriscaldamento globale non è stato percepito nella stessa misura in ogni area del pianeta e non ha avuto le stesse conseguenze, sebbene ovunque si rilevi una variazione delle rese delle uve, così come dell’acidità e degli aromi dei vini, come messo in luce da Elio Altare, dell’omonima azienda agricola.

Alle zone dove sono stati registrati eventi climatici estremamente violenti quali incendi, forti grandinate e inondazioni, di cui sono esempio Sicilia, Austria, California e Spagna come testimoniato da Alessio Planeta (Planeta), Willi Bründlmayer(Weingut Bründlmayer), Carlo Mondavi (Raen) e Alvaro Palacios (Bodega Alvaro Palacios), si contrappongono zone che hanno addirittura beneficiato dell’aumento delle temperature. Mario Pojer, dell’Azienda Agricola Pojer e Sandri, ha sottolineato come grazie alle caratteristiche del territorio “la nostra produzione in Trentino ha potuto godere della possibilità di spostarsi in quota e dell’aria fresca che giunge dal Lago di Garda. In questi anni abbiamo avuto anche delle possibilità positive grazie al cambiamento climatico e all’aumento delle temperature che permette la completa maturazione delle uve impiantate più a bassa quota come il cabernet”.

A coloro che si dimostrano più propensi all’innovazione, tra cui spicca Saskia De Rotschild che a Château Lafite sta studiando la nascita di vitigni ibridi e il recupero della biodiversità nella storica tenuta, si contrappongono produttori più legati alla tradizione, per cui il mantenimento dell’identità del vino viene prima di qualsiasi altro aspetto. Ne sono un esempio Aubert De Villaine, Thomas Duroux di Château Palmer e Jean-Pierre Perrin di Château de Beaucastel, contrari a modifiche a livello di genetica e decisi a tutelare la purezza del vitigno, sfruttando altri aspetti tra cui la scelta del porta innesto e la diversità clonale. In particolare, Perrin si è definito “forse troppo idealista e utopista», ma ha espresso la sua «piena fiducia nel potere della terra e nella capacità della vite di adattarsi ai cambiamenti. Il ruolo del viticoltore non deve essere che quello di accompagnarne e facilitarne l’adattamento”.

Il convegno organizzato da Mura Mura è stato dunque un prezioso momento di dibattito, discussione e confronto in merito a un tema che riguarda tutti, ma nei confronti del quale la viticoltura ha forti responsabilità. “La viticoltura è sempre stata la punta di diamante del settore dell’agricoltura ed è necessario che si comporti come tale» ha affermato Carlo Petrini e, come ha ribadito Alessio Planeta «I viticoltori hanno un ruolo importantissimo come modelli culturali per chi fa agricoltura, hanno una responsabilità molto forte rispetto al resto del sistema agricolo. Come noi gestiremo l’agricoltura nei prossimi anni servirà anche per gli altri, farà da modello”.       

Valore aggiunto dell’incontro è stata una degustazione dei vini dell’annata più calda e più fresca degli ultimi vent’anni dei produttori presenti.

 

 

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