Consiglio UE raggiunge un accordo sull ambiente. Il compromesso svedese penalizza il mondo agricolo

Il Consiglio europeo ha adottato  la sua posizione negoziale  su una proposta di revisione della direttiva sulle emissioni industriali. Le nuove norme offriranno una migliore protezione della salute umana e dell’ambiente riducendo le emissioni nocive degli impianti industriali e degli allevamenti intensivi nell’aria, nell’acqua e attraverso gli scarichi di rifiuti. La direttiva sulle emissioni industriali è il principale strumento dell’UE che regola l’inquinamento da impianti industriali e allevamenti intensivi, come ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e anidride carbonica. Gli impianti e le aziende agricole su scala industriale sono tenuti a operare in conformità con un’autorizzazione concessa dalle autorità nazionali, utilizzando le migliori tecniche disponibili (BAT) come standard. Nel loro approccio generale, gli Stati membri hanno modificato la proposta della Commissione per estendere il campo di applicazione della direttiva agli allevamenti intensivi di bestiame con un numero di unità di bestiame vivo (ULA) superiore a 350 UBA per bovini e suini, 280 UBA per pollame e 350 UBA per allevamenti misti. Sarebbero esclusi gli allevamenti estensivi. Le nuove regole verrebbero applicate progressivamente a partire dalle aziende agricole più grandi.

Per il Copa e la Cogeca, il compromesso raggiunto dagli Stati membri è lungi dall’essere sufficiente, lasciando molte zone d’ombra. Almeno, gli accesi dibattiti che circondano i negoziati hanno portato chiarezza su un punto: l’approccio della soglia proposto inizialmente dalla Commissione europea è principalmente politico, punitivo e avrà conseguenze impreviste se applicato in azienda.

Dal suo varo da parte della Commissione nell’aprile 2022, la più ampia inclusione dei settori dell’allevamento nell’ambito di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali ha sollevato molte critiche. Considerare centinaia di migliaia di aziende agricole a conduzione familiare sotto l’etichetta di “impianti industriali” ha già mostrato un pregiudizio inaccettabile di questa proposta.

L’approccio adottato dalla Commissione Europea su questa revisione avrà molte conseguenze che sono attualmente scarsamente valutate in un dibattito pubblico dell’UE intrappolato nella definizione delle soglie sotto le quali le aziende agricole rientreranno nel campo di applicazione della IED. Si comprende così la crescente esitazione che ha portato il Consiglio Ambiente a proporre nuove soglie per bovini, suini e allevamenti misti e  per il pollame. Il Copa e la Cogeca respingono questi obiettivi.

A seguito della posizione del Consiglio Ambiente, il Copa e la Cogeca invitano solennemente i membri del Parlamento europeo, in particolare i membri della commissione per l’agricoltura e l’ambiente, a inviare un messaggio forte per proteggere questo settore strategico per l’UE.

Il voto al Consiglio Ue ambiente non va nella direzione auspicata. Lavoreremo insieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca affinché, nella fase di discussione, riesca a modificare l’orientamento generale e arrivare a una decisione finale favorevole per le imprese e per il settore degli allevamenti”.

Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commenta l’esito della votazione alla proposta svedese che amplia la sfera di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali includendo anche il settore bovino, attualmente escluso.

“Ringraziamo il ministro Pichetto Fratin e il governo italiano per avere tenuto conto dei rilievi avanzati da Confagricoltura. Bene ha fatto l’Italia a esprimersi negativamente, – aggiunge Giansanti – evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da numerose difficoltà”.

“E’ stato anche sottovalutato l’impatto sul comparto. Questa decisione – conclude Giansanti – è un disastro per la zootecnia, che viene assoggettata a una serie di impegni burocratici e limitazioni operative che rischiano di compromettere la produttività delle imprese agricole”.

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